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SAN LAZZARO DI SAVENA – PIAZZA BRACCI

“Sono stato alla fiera di San Lazzaro”, così comincia una nota canzone di Francesco Guccini che rielabora una vecchia canzone goliardica. La fiera si tiene ancora oggi, sulla via Emilia e naturalmente nella Piazza Bracci qui ritratta, che è il centro di questo grosso borgo di circa 30.000 abitanti, praticamente un sobborgo di Bologna, da cui la divide il torrente Sàvena. Già nel 1214 era noto il lebbrosario dei cavalieri di San Lazzaro (di qui il nome), che nel 1692 fu unito all’ospedale degli Esposti. Il Municipio (qui sulla destra) appartiene all’originario complesso della chiesa-ospedale.

SETTEFONTI - PARCO REGIONALE DEI GESSI BOLOGNESI E CALANCHI DELL’ABBADESSA:

Le strade e i sentieri che attraversano quest’area protetta consentono di avvicinare scenari di inaspettata bellezza, rupi rocciose denudate che si affacciano su grandi conche simili ad anfiteatri naturali, angoli all’apparenza inaccessibili che nascondono ingressi di grotte (famose quella della Spipola e del Farneto), aspre dorsali calanchive che, come scuri monti in miniatura, interrompono dolci pendii argillosi.

VARIGNANA – TORRE E CHIESA ROMANICA

Questa località, situata sopra un colle, ad una altezza di 194 metri s. l. m. dista circa tre chilometri dalla Via Emilia, e circa nove chilometri dal capoluogo. E’ sicuramente preesistente alla nascita di Castel San Pietro e viene già citata in documenti della città di Bologna nel 1136. Nel maggio 1297 il suo castello fu preso da Maghinardo da Susinana, alleato dei ferraresi, nel 1350 da Astorgio di Durafort, Conte di Romagna, nel 1360 da Bernabò Visconti, a cui fu tolto il 28 settembre da Galeotto e Malesta. Tornata in mano ai Visconti, Varignana fu ancora ripresa dal Card. Albornoz. Non riuscirono ad espugnare Varignana gli inglesi assoldati dal Papa nel 1376, ma riuscirono a conquistarla Alberico da Barbiano nel giugno 1401, le truppe pontificie nel 1428, il Duca Valentino nel 1501, le truppe di Papa Giulio II nel 1506. Varignana vanta un clima salubre e ventilato, oggi come un tempo, tanto che l’anti Papa Giovanni XXIII, fuggito da Bologna dove infuriava la peste, divise il suo soggiorno per due mesi, nell’autunno del 1410 fra Castel S. Pietro e Varignana.

Varignana oggi conserva la rocca, una bella torre e la chiesa romanica di S. Maria e S. Lorenzo.

 

 

 

CASTEL SAN PIETRO TERME

Il Cassero è il monumento che segna ufficialmente la nascita di Castel San Pietro nel 1199, come baluardo a difesa del territorio di Bologna.

Fu realizzato dapprima in legno e poi trasformato più volte a seconda delle esigenze delle milizie che, secolo dopo secolo, lo hanno conquistato e utilizzato quale baluardo principale contro i nemici, fino ai primi anni del 1500, quando Bologna e Imola passarono sotto lo Stato Pontificio e Castel San Pietro perse definitivamente la sua funzione militare.
Il Cassero (dall’arabo "qasr", castello, castrum romano) attualmente è una costruzione massiccia, ornata da merli ghibellini, opera di vari interventi.
A
 partire dal 1734 si trova un primo documento dove si parla del teatro all’interno del Cassero. 
Il teatro venne ristrutturato nel 1830. Usato come alloggio militare durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1916 fu colpito da un fulmine e quindi fu indispensabile un nuovo intervento di ristrutturazione.

Nella parte sovrastante al Cassero vi è la torre dell’orologio, della quale se ne hanno notizie certe nel 1300.
"In origine - scrive il Gurrieri - non poteva avere né cupolino né campane, perché la cima serviva per i fuochi ad uso militare in tempo di guerra.
Nelle zone abitate e nelle frazioni circostanti, soprattutto nella prima collina, era presente un sistema di torri che con questo sistema, in breve tempo, poteva far giungere un messaggio alla città di Bologna, dalla quale Castel San Pietro dipendeva.
Nel 1784 fu messo sulla torre un orologio e le campane, che ancora oggi scandiscono il lento, ma inesorabile trascorrere del tempo. Il Cassero si trova al centro della città. La sua torre è ben visibile sia di notte che di giorno a chilometri di distanza. La torre, al momento, non è visitabile in quanto vi possono accedere solamente gli addetti ai lavori.

CASTELGUELFO – CENTRO STORICO 

Ancora oggi il centro storico di Castel Guelfo conserva ben definita la sua fisionomia tardo-medievale e l’antico impianto rettangolare, di notevole interesse storico-artistico. Attraverso la settecentesca piazza triangolare, il Borgo, si accede al centro storico racchiuso dentro mura e torrioni. Lungo la via principale si incontrano i palazzi di rappresentanza, i portici e la chiesa parrocchiale.

Edifici notevoli del centro storico, oltre alle antiche mura ed alle torri angolari, sono il palazzo Malvezzi-Hercolani con un grazioso cortile a due ordini di portici, restaurato ed oggi sede municipale, il Palazzo del Podestà, anch’esso restaurato con torre e chiostro quattrocentesco, la Chiesa parrocchiale edificata su disegni del famoso architetto Angelo Venturoli ed il Cassero, un tempo unica porta di accesso al castello e torre di difesa.

 

COMUNE DI DOZZA - ROCCA E MURO DIPINTO:

Maestosa eppure ben armonizzata con il resto del borgo: è la Rocca Sforzesca, la cui ultima ricostruzione sulla base delle rovine di precedenti fortezze è stata voluta nel tardo Quattrocento da Caterina Sforza, Signora di Imola e di Dozza, da cui il castello trae il nome. L’aspetto attuale della Rocca è però il frutto delle trasformazioni da struttura puramente militare a palazzo signorile, iniziata da Annibale, Baldassarre e Vincenzo Campeggi che occuparono l’edificio nel 1565 e terminata da Antonio Campeggi nel 1594 per volere dalla famiglia bolognese dei Malvezzi.